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Energia, AERO: “Ecco tutti i numeri dell’eolico offshore”

Eolico offshore

L’investimento nell’eolico offshore quale ritorno atteso può generare in termini di occupazione, valore aggiunto e gettito fiscale, per il sistema Paese? Quali filiere industriali e distretti produttivi italiani potrebbero essere attivati, riconvertiti o rilocalizzati grazie a una strategia pubblica di lungo periodo? Qual è il valore sistemico dell’eolico offshore in termini di riduzione della dipendenza energetica estera e resilienza del Sistema Paese? Qual è l’impatto di un ritardo nella stabilizzazione del contesto socio-regolatorio?

Per rispondere a queste domande arriva oggi l’anticipazione dei primi risultati di uno studio analitico innovativo commissionato da AERO e affidato a un team di alta professionalità composto da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Bari, Politecnico di Torino, Prometeia e Owemes.

I dati dello studio sull’eolico offshore

Ecco una sintesi (dati bottom-up, filiera per filiera, fino al 2050) con l’ipotesi di 20 GW installati a mare, in linea con i piani Terna/SNAM. Non è uno studio ambientalista: è un’analisi di politica industriale e finanza pubblica e sono numeri che entrano direttamente nel dibattito sul decreto energia.

• Se le aste partono in tempo: 129 miliardi di produzione attivata, 56 miliardi di valore aggiunto (il 2,8% del PIL italiano 2024), 25 miliardi di gettito fiscale, oltre 800.000 occupati. Ma già con i soli 3,8 GW dei FER 2 i benefici sarebbero consistenti e misurabili.

• Se si aspetta: 56 miliardi di produzione, 25 miliardi di valore aggiunto, 11 miliardi di gettito, 399.000 occupati.

• Il conto del ritardo: 31 miliardi di valore aggiunto bruciati, 13 miliardi in meno per il fisco, 400.000 occupati in meno.

«L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione e crescita economica finalizzata anche alla creazione di una filiera italiana integrata e al raggiungimento dell’indipendenza energetica nazionale. I risultati e i numeri dello studio sono sorprendenti», ha dichiarato nel suo intervento di apertura al convegno che AERO ha organizzato a Rimini presso il Key Energy, il Presidente dell’Associazione delle Energie Rinnovabili Offshore, Fulvio Mamone Capria.

«A fronte di circa 2,8 GW di progetti di eolico offshore che hanno superato la Valutazione d’Impatto Ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del FER2, nonostante il decreto del MASE sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti. L’appello che stiamo lanciando al Governo è di fare presto per evitare che gli ingenti investimenti spesi dalle diverse società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, perdendo credibilità, competitività e sviluppo industriale», aggiunge Mamone Capria.

Il ruolo del tempo nello sviluppo dell’eolico offshore

«Lo studio – dichiara Ksenia Balanda, Responsabile dell’eolico offshore Italia di Nadara – mostra chiaramente come per lo sviluppo dell’eolico a mare il fattore tempo sia cruciale. Prima si parte e prima l’economia nazionale beneficerà degli oltre 56 miliardi di euro di valore aggiunto che questa tecnologia può generare entro il 2050. E quando dico partire intendo una cosa concreta: calendarizzare le aste senza le quali i progetti resteranno sulla carta. Il governo può fare la differenza. Ritardare anche solo di un anno dimezzerebbe le opportunità e farebbe perdere all’Italia un valore pari al PIL della Sardegna».

Secondo Alessandro Corsini, presidente di OWEMES: «Lo studio rappresenta un contributo di grande valore scientifico e industriale. I numeri che emergono dall’analisi confermano ciò che la nostra associazione sostiene da anni: l’Italia possiede già oggi una readiness industriale concreta per affrontare la sfida dell’eolico offshore. Come comunità tecnico-scientifica dedicata alle rinnovabili marine, lanciamo un appello chiaro: il sistema industriale nazionale è pronto. Ora serve che anche il sistema regolatorio e di incentivazione lo sia».

«Lo studio – dichiara Leonardo Catani di Prometeia – mostra chiaramente come per lo sviluppo dell’eolico offshore il fattore tempo sia cruciale. Prima si parte e prima l’economia nazionale beneficerà degli oltre 56 miliardi di euro di valore aggiunto che questa tecnologia può generare entro il 2050. E quando dico partire intendo una cosa concreta: calendarizzare le aste senza le quali i progetti resteranno sulla carta».

Ricadute industriali e filiera produttiva

«Intesa Sanpaolo è impegnata nel promuovere una collaborazione continua tra atenei e tessuto industriale, produttivo e dei servizi; tale integrazione contribuisce a supportare la formazione di profili in linea con i fabbisogni di competenze necessari per la transizione energetica ed a ispirare gli studenti sul trend della green transition. Questa analisi ci consente di misurare l’impatto economico dell’eolico offshore e di individuare le nuove competenze richieste per questo settore chiave», dichiara Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs Intesa Sanpaolo.

Per Giuliana Mattiazzo, Vicerettrice per l’Innovazione scientifico-tecnologica del Politecnico di Torino: «L’eolico offshore galleggiante sta raggiungendo una solida maturità tecnologica, con livelli di sviluppo oggi stimati tra TRL 7 e 8 anche nelle più recenti valutazioni europee. La sfida principale non riguarda più la dimostrazione della tecnologia, ma l’avvio della fase industriale. In questo quadro, il Politecnico di Torino, tramite l’Energy Center, intende contribuire fornendo analisi indipendenti e strumenti di valutazione a supporto del decisore pubblico».

«Considerata la capacità produttiva e le professionalità già disponibili nel sistema Paese, la filiera nazionale è in grado di far fronte alla domanda generata dall’eolico offshore con tassi di espansione contenuti in diversi comparti coinvolti. Inoltre, la capacità produttiva che si attiverebbe assume la forma di un investimento strutturale. Permangono tuttavia alcuni colli di bottiglia, la cui risoluzione può essere efficacemente supportata da una programmazione chiara e anticipata delle aste», dichiara Lorenzo Ardito, Politecnico di Bari.

Per Giovanni Foresti, Responsabile Regional Research – Intesa Sanpaolo, «l’eolico offshore rappresenta un’opportunità da cogliere per l’Italia, sia per le ricadute positive in termini di sicurezza, autonomia e diversificazione energetica, sia per i risvolti positivi per l’industria manifatturiera italiana».

«I risultati confermano come un’attivazione tempestiva del comparto possa attrarre capitali, rafforzare la competitività industriale e contribuire in modo significativo al posizionamento dell’Italia come hub energetico nel Mediterraneo», spiega Giovanni Arcoleo, country manager per l’Italia ed Egitto di Acciona Energia.

«Non si può trattare di offshore wind se non si capisce la natura industriale e infrastrutturale di questa tecnologia, e lo studio nasce proprio da questa idea. Nei paesi del nord Europa, come visto recentemente nel summit di Amburgo, l’eolico offshore mette assieme aziende, TSOs e governi. Questo studio è un ponte per rendere più chiare le implicazioni dell’offshore wind e iniziare a “fare sistema”», conclude Michele Schiavone, Market Director di Divento.