Home > Sport > A “Risorsa Mare” il campione paralimpico Daniele Cassioli, sciatore nautico e dirigente sportivo italiano

A “Risorsa Mare” il campione paralimpico Daniele Cassioli, sciatore nautico e dirigente sportivo italiano

Cassioli: "Lo sport permette di realizzare alcune skills richieste nel vivere quotidiano e nel lavoro, come quelle legate all'intelligenza emotiva"

Alla 2^ edizione del Forum internazionale “Risorsa Mare” si apre il panel dedicato a nautica, sport e turismo del mare.

Tra gli interventi quello del campione paralimpico Daniele Cassioli, sciatore nautico e dirigente sportivo.

“Lo sport ha un impatto forte e spesso non ci si rende conto. Io vado spesso nelle scuole e trovo ragazzi che mollano perché devono studiare o perché non ci sono le palestre.

Lo sport, prima di arrivare al livello Olimpico e Paralimpico che sicuramente fanno da traino, ha una funzione educativa. Permette di realizzare una serie di skills richieste. Come quelle dell’intelligenza emotiva. Lo sport è un’ottima scuola per sviluppare l’intelligenza emotiva: nel fare spogliatoio, nello sviluppare una pluralità di competenze – pensiamo al calcio -. lo sport fa vedere – certo fa ridere che lo dica io -, fa vedere cose che in altri contesti sono più complesse da percepire.

Lo sport dunque è questo e Real Eyes Sport vuole portare lo sport a prescindere dalla condizione. Perché tutte le persone con disabilità sono persone che crescono e che si potranno costruire un nucleo familiare, a prescindere dal tipo di famiglia. Allora portiamo lo sport a tutti i bambini non vedenti che magari hanno vissuto più in un ospedale che in una palestra, cosa che rende difficile poi creare una inclusione lavorativa. Chi fa le giovanili di nuoto, vela, canottaggio anche se non arriverà ad alti livelli, magari ha fatto decine di gare. Quindi pensate che palestra di costruzione della propria personalità. Competere significa sforzarsi insieme… ed è una cosa che ha una ricaduta sulla persona!

Noi cerchiamo di fare questo. Ci sono due dati che sottolineo partendo dal lavoro che fa il mondo dello sport nella crescita della percezione dello sport per chi ha una disabilità, è importante portare a bordo in questa cresce chi nasce con una disabilità.

C’è poi un tema di sport come alleato educativo. Gli atleti che sono andati a Parigi sono 141. E gli altri? E dal 142esimo? Che facciamo? Come la gestiamo? Costruendo ponti, competenze, anche a livello universitario.

E poi il mare legato allo sport è possibilità di costruire turismo, c’è il tema dell’accessibilità che è importante da continuare. Aumentando la sensibilità al tema aumenterà l’accesso ad un mondo per molti inaccessibili. Per esempio l’acqua spesso annulla le disabilità più gravi, grazie alla gravità.

Inoltre il mare è fascino. Se penso allo Stadio del Venezia o al Gran Premio di Montecarlo e penso che sono vicine al mare li sento molto più suggestivi.

E poi lo sport ti aiuta a recuperare il rapporto con se stessi. E il mare aiuta a coltivare la solitudine. Andare sott’acqua anche per me è affascinante per chi non vede: c’è il silenzio e il tempo che si sospende. E ricordiamo: avere compagni di squadra che stanno meglio ha una ricaduta su tutti. Per questo è importante”.