Ogni nostro respiro è per metà terra e per metà mare. Della metà terrestre siamo certi: la prateria verde — alberi, foreste, piante — che conosciamo e vediamo, il polmone che da sempre identifichiamo come fonte d’ossigeno. Ma esiste anche una prateria blu, più vasta di qualsiasi foresta, invisibile a occhio nudo: miliardi di organismi fotosintetici sospesi nell’acqua, il fitoplancton, che contribuisce a fornire ossigeno e soprattutto incapsula e sequestra anidride carbonica, trascinandola nelle profondità del mare. È un lavoro di luce, invisibile a occhio nudo e rivelato solo dal microscopio: capillare e costante, sostiene la vita sulla Terra senza farsi notare.

Dalla terra al mare
Coltiviamo la terra da appena diecimila anni: un istante rispetto ai trecentomila di Homo sapiens. Quest’invenzione ha trasformato il nostro destino — campi, città, imperi — ma ha lasciato in gran parte fuori gli oceani, che coprono i due terzi del pianeta. Ora che la domanda alimentare cresce e il clima restringe i margini, dobbiamo imparare a coltivare anche il mare. Non con aratri e solchi, ma ascoltando le reti trofiche: allevamenti di bivalvi che filtrano e depurano; macroalghe che crescono con luce, sali e maree; sistemi IMTA (Integrated Multi-Trophic Aquaculture) dove gli scarti di una specie diventano risorsa per un’altra.

In Corea le foreste sospese di alghe disegnano geometrie regolari in mare aperto e già si sperimentano piattaforme ibride che uniscono eolico e colture marine, ampliando lo spazio produttivo senza rubare suolo (Figura 3).

Radici antiche, orizzonti futuri
Non partiamo da zero. Da oltre due millenni, in Cina, si raccolgono alghe come la Gracilaria e si allevano pesci in stagni costieri collegati al mare; in Giappone nori e kombu sono parte della vita quotidiana da secoli, assieme a ostriche e altri filtratori. I Romani scolpirono nel tufo peschiere collegate al mare per allevare murene, spigole, mitili.


Dall’altra parte del mondo, i loko i‘a hawaiani — muri di pietra che “respirano” con la marea — trattenevano i pesci durante le migrazioni stagionali. Nel nostro Alto Adriatico, le valli da pesca intrecciano idraulica e biodiversità da secoli.

Esperienze lontane, stessa lezione: co-gestire acqua e vita senza forzarle. È la bussola per passare oggi da un’acquacoltura costosa in mangimi e impatto ambientale a una maricoltura integrata che produca cibo e rigeneri gli ecosistemi.
Il pascolo invisibile
Nel 1835 Obed Macy scrive nella History of Nantucket che, osservando le balene al largo, qualcuno indicò il mare dicendo: “Là c’è un pascolo verde dove i nipoti dei nostri nipoti andranno a prendere il pane.” Herman Melville riprenderà l’immagine all’inizio di Moby-Dick. Quel pascolo esiste davvero, ed è blu: la prateria del fitoplancton. Blu e con una straordinaria varietà biologica. Le diatomee, con i loro gusci di silice, sembrano cattedrali di vetro sospese nell’acqua; i coccolitoforidi, con placche di carbonato, paiono polveri stellari.


Insieme sostengono la base della catena alimentare, contribuiscono all’ossigeno atmosferico e catturano il carbonio che, come “neve marina”, scende verso i sedimenti. Per una sintesi dei principali gruppi di fitoplancton, vedi Allegato 1. Questi organismi vivono nella zona illuminata dell’oceano, ma la profondità utile alla fotosintesi varia con latitudine, torbidità e stagione. Per chiarezza è utile distinguere tre strati principali: eufotico, disfotico e afotico (vedi Allegato 2).
Su questa prateria scorrazza lo zooplancton: copepodi, cladoceri, meduse, pteropodi, radiolari, foraminiferi, e poi miriadi di larve (pesci, crostacei, molluschi, echinodermi). Molti di essi compiono la più grande migrazione quotidiana del pianeta: di giorno in profondità, al buio, per sfuggire ai predatori; di notte in superficie, a pascolare luce trasformata in zuccheri superficie, a pascolare luce trasformata in zuccheri.

(Per una mappa sintetica dei gruppi, vedi Allegato 3)
La vita oceanica pulsa grazie alla danza verticale di luce e nutrienti. In superficie i fotoni sono abbondanti ma i nutrienti si esauriscono; in profondità abbondano nitrati e fosfati ma manca la luce. La massima vitalità dell’oceano non si trova né in superficie né nelle profondità buie, ma in una fascia intermedia, dove luce e nutrienti si incontrano. Qui l’acqua fredda che risale dalle profondità porta con sé sostanze fertilizzanti, i cambi di stagione mescolano gli strati marini e grandi vortici creano zone dove la vita si concentra. In alcune vaste aree, però, c’è un paradosso: i nutrienti abbondano, ma manca proprio il ferro, l’elemento chiave che permette al fitoplancton di esplodere in fioriture.

La piramide alimentare e le nostre scelte
La rete alimentare del mare è una piramide che dissipa energia a ogni gradino. In media solo ~10% passa al livello successivo. Per un chilogrammo di tonno occorrono ~100 kg di sardine; per le sardine ~1.000 kg di zooplancton; per lo zooplancton ~10.000 kg di fitoplancton (Allegato 4).

Mangiare in cima alla piramide i grandi predatori è ecologicamente costoso. La risposta è semplice e ambiziosa: accorciare la catena. Scegliere piccoli pelagici, molluschi filtratori, alghe; ridurre i predatori apicali. È una dieta nutriente e più leggera a beneficio di clima, suolo e acqua (Allegato 5). Nel Mediterraneo, integrare filiere di bivalvi e macroalghe con il ripristino delle praterie di Posidonia oceanica unisce produzione, filtrazione naturale e tutela della biodiversità.


Il mare è davvero la nostra grande prateria blu: invisibile e immensa, fragile e vitale. Non solo un modello di vita, ma anche il laboratorio del nostro futuro alimentare.
Forse la soluzione finale è che se vogliamo continuare a respirare, dovremo imparare a nutrirci di ciò che respira per noi: il fitoplancton.
ALLEGATI — Box di approfondimento
Allegato 1 – Tipi di fitoplancton
| Tipo | Caratteristiche principali | Ruolo ecologico |
| Diatomee | Guscio di silice; dominanti in acque temperate/fredde | Alta produttività; base della catena |
| Dinoflagellati | Alcuni bioluminescenti o tossici (maree rosse) | Regolazione trofica; talvolta nocivi |
| Coccolitoforidi | Placche di carbonato di calcio | Contributo a sedimenti e cicli del C |
| Cianobatteri | Antichissimi; fotosintetici; talvolta fissazione N | Produzione di O2; sostegno in acque povere |
Allegato 2 – Zone fotiche
| Zona | Profondità media | Caratteristiche principali |
| Eufotica | 0-80/100 m | Luce intensa; fotosintesi attiva |
| Disfotica | 100-200 (300) m | Luce debole; fotosintesi ridotta o nulla |
| Afotica | >200 m | Buio; nessuna fotosintesi |
Allegato 3 – Categorie di zooplancton
| Categoria | Esempi | Note |
| Olozooplancton | Copepodi, cladoceri, meduse, pteropodi, radiolari, foraminiferi | Planctonici per tutta la vita |
| Merozooplancton | Larve di pesci, crostacei, molluschi, echinodermi | Stadio planctonico larvale |
Allegato 4 – Piramide ecologica marina
| Livello trofico | Esempio | Biomassa necessaria per 1 kg livello superiore |
| Uomo | – | 10 kg di tonno |
| Tonno | Predatore intermedio | 10 kg di tonno |
| Sardine | Pesci foraggio | 100 kg di sardine |
| Zooplancton | Copepodi, krill | 1.000 kg di zooplancton |
| Fitoplancton | Produttori primari | 10.000 kg di fitoplancton- |
Allegato 5 – Costo ecologico delle diete
| Dieta | CO2 eq (kg/anno) | Suolo (m²/anno) | Acqua (m³/anno) | Efficienza trofica |
| Onnivora industriale | 2.500-3.000 | 5.000-7.000 | 4.000-5.000 | Molto bassa (2-5%) |
| Pescetariana (tonno/salmone) | 1.800-2.200 | 2.000-3.500 | 2.500-4.000 | Bassa (5-10%) |
| Vegetariana | 1.200-1.500 | 2.000-3.000 | 2.000-3.500 | Media (10-15%) |
| Vegana | 800-1.200 | 1.500-2.000 | 1.500-2.500 | Alta (15-20%) |
| Ipermarina sostenibile | 1.000-1.500 | 1.000-1.800 | 1.000-2.000 | Molto alta (15-25%) |
Bibliografia
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Silvio Rossignoli
Coordinatore Scientifico ed Esperto Economia del Mare, Underwater,Space&Blue



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